EMILIO DE BREVI
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L’operaio Dobrovich che tutti chiamavano “Pola”
Settembrata (poi Festa dell’Unità) 1946
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L'immensità é un cielo che ha la prospettiva del colore L’idea, che piano piano si è strutturata diventando progetto, di allestire la mostra di Emilio De Brevi (gia Dobrovioh) questa è la prima e sola volta che penso e mi rivolgo ad un amico chiamandolo per cognome, nasce in modo spontaneo. Egli, infatti, affermava che la spontaneità è la prima disposizione all’arte. Nasoe nella quotidianita della Sua oasa; amava dipingere “il quotidiano”; pensiamo aila natura morta dove si vede il sacchetto del pane, appena acquistato, con accanto lo scontrino della spesa scritto, come si faceva una volta, a mano, su di un pezzo di carta straccia. Oppure, nel quadro “Lo studiolo”: qui troviamo un angolo della casa, in primo piano il cavalletto vuoto, senza tela; attraverso gli incroci legnosi del suo telaio il quadro, così reale da sentirti parte di esso. Egli amava dire: “la realta precede la fantasia, l’artista non si creda allontanato dalla realtà”. Nasce dalle lunghe chiaccherate con la moglie, la signora Nanda, e con il figlio Marco. Marco è Ia continuità con Emilio; e lo stesso Emilio a testimoniarlo: “c’è un po’ di me stesso in ogni suo pensiero (...) sa essere umana diapositiva del vero giudica il prossimo immedesimandosi”. In casa i quadri sono appesi senza nessuna presunzione di voler mostrare il Suo estro: “cne anima e dalla natura attinge armonie... non sgomenta”. Sedersi nel soggiorno e ascoltare i colori, perchè devono essere sentiti: questi comunicano sguardi, impressioni ed espressioni; guardare fuori ed osservare la natura “Incinta... d’ogni esistenza” che illumina dall’alba al tramonto riconfermando luci colori ed ombre. ll suo modo di dipingere pulito, dalla prospettiva innata, è vero, immediato; la sua semplicità, non sara mai infantilismo. In quelle tele c’e il lavoro di una vita, la sua arte che egli considera lavoro. L’ arte, come espressione del lavoro del oontadino che sa tutto della terra e delle stagioni; I’ arte, come espressione del lavoro dell’operaio che sa tutto delle macchine e della produzione. II lavoro che Egli dipinge, festeggia, canta, come nella poesia “1 Maggio”; “Nello spirito di questa giornata, espresso con tutti i colori di tutti i fiori ci sono le stagioni. Vita di tutto, di tutti.”
Vorrei sottolineare come l’elemento naturale sia presente anche in una poesia di così forte connotazione politica, anzi, i colori e i fiori vanno a rafforzare duell’emotività che traspare da ogni singola parola. Ma Emilio parla e dipinge anche dell’infanzia che; “ha sul volto spontaneità. Senza ragione rimane innocenza". Afferma che il gesto esprime più della voce e così: “bimbi e vecchi si assomigliano nell'espressione, nel gesto”. Leggere i suoi scritti per potermi avvicinare di più al suo modo di pensare, agire, dipingere. E' stata un’amiclzia non sempre facile perche non è sempre facile leggere Emilio; alcune volte sembrava proprio non voler farsi capire. Uso la parola “leggere” perche ritengo che Emilio vada letto, non interpretato, deve essere sentito noi dobbiamo giudicare “l’arte sentendola come i semplici che esclamano: - Cosi sentivo, ma non lo sapevo dire”. l semplici non rinunciano all’emozione: “Non conoscono la musica, ma sentito un suono che li ha emozionati, se non sanno dire la nota, esprimono ciò che hanno sentito”. l semplici contrapposti ai “difficili virtuosi” che abbandonando la spontaneità hanno perduto la disposizione all’arte Emilio è ostile ad uno sterile lntellettualismo intento ad esternare la personalità di chi interpreta ed all’ineducazione dell’individualismo che si esprime con “l'esteriorità che non deve essere valore morale”. Vorrei concludere con questo pensiero che vuole essere un invito: “Educa finche non ci preoccupiamo di essere diversi per apparire originali, educa fino a quando non temiamo la normalità credendo che essendo normali si vale di meno, finchè si rimane con i semplici per imparare ad essere utili esprimendo la loro semplicità”. Ludica Dameri
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